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mercoledì 27 giugno 2018

Sulle nude rocce



Oggi prima volta sulla Direttissima per il monte Grappa (sentiero 106) assieme alla Grande portatrice di orecchie. Compagna preziosa per trovare la strada (sceglie le scorciatoie battute dai cinghiali); si motiva da sé anche nei punti più difficili (straiandosi in mezzo ai sentieri); mi sostiene (finendo la mia bottiglia d'acqua). Ovviamente, a casa, ha richiesto la sua dose di crocchettee anche un extra, perché il servizio svolto nel pomeriggio sfiorava la medaglia al valore. E mi guarda con l'occhio che dice: "A quando la prossima?" Discutiamone.
Poi chiaro che me la porterò anche "sulle nude rocce e sui perenni ghiacchiai".

Festa del solstizio d'estate

Per affrontare un temporale che incombe, mettendo a rischio il lavoro di mesi, servono: un alchimista (Claudio Mistura) a mostrarci e farci sentire la bellezza "salvatica" delle piante; la musica, ma quella dal vivo, che metta i brividi e non per il freddo (Daniele Capuzzo, @Andrea Dal Broi); due anguane, con la leggerezza e i sorrisi degli anni più belli; una maestra di ginnastica dolce, per danzare insieme, per mano, come "una volta"; un braciere che scaldi gli animi; palloncini luminosi contro le nuvole grige; gli alberi che abbracciano; le angurie ("Che bone, dove e gaviu tolte?", ProLoco Crespano del Grappa); un gruppo di bibliotecarie e lettori che credono ancora nel potere magico dei libri; un pubblico che ha annusato i fiori, ballato con noi, partecipato nonostante la minaccia del brutto tempo, restintuendoci il senso di comunità.







lunedì 14 maggio 2018

Con leggerezza, bambina


Sto scrivendo un articolo sul fallimento per V+ magazine. Come arriva, come "incassarlo", come superarlo e andare avanti - espressione che mi piace sempre meno. Andare avanti: andare dove?

Sono suonata

 

C'è un proverbio (credo africano) che dice: "Per crescere un bambino, ci vuole un intero villaggio". Aggiungo: anche per "crescere" un adulto.


Un seme

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Un seme, per crescere e diventare albero, deve smettere di essere quello che è. Altrimenti, muore.
Così, l'uomo.
(Osho)


Illustrazione: Helena Perez Garcia

Un sacchetto, per favore, ma d'amore, si può?


Un sacco no, non esageriamo, ma un sacchetto sì.

"Un sacchetto d'amore, ovvero i sentimenti al tempo dello shopping compulsivo" è uno spettacolo che un po' ci rende ridicoli. Tutti, eh.

A chi viene preso in giro perché legge


 Invito alla lettura - Lorenzo Mattotti
 
Quando sei una adolescente insicura e bruttina, non basta l'apparecchio ai denti, non bastano i capelli crespi e i vestiti sformati: ci si mettono anche i libri.

lunedì 6 luglio 2015

Il dolore riflesso (e persone fuori dalla mia vita)




Nel corpo umano si verifica il fenomeno del "dolore riflesso". Me lo ha spiegato un non tanto cortese medico di guardia quest'inverno, con un'espressione che voleva dire "che-palle-mo'-questa-non-si-schioda-più-da-qui".

mercoledì 25 febbraio 2015

Gdl 8 marzo: "lei" nella letteratura


Il primo Gdl di Ne Vale la pena dedicato alla donna: data storica!
I titoli sono proposti dalla nostra lettrice Anna che ci ha gentilmente prodotto una lista interessante.
Votate entro le 21 di martedì 3 marzo. Un titolo a testa.

La lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini
Le beatrici di Stefano Benni
Storia di una capinera di Giovanni Verga
Il catino di zinco di Margaret Mazzantini
La zia marchesa di Simonetta Agnello Hornby
La bruttina stagionata di Carmen Covito
Menzogna e sortilegio di Elsa Morante 



lunedì 26 gennaio 2015

Ho decluterizzato la soffitta!




Nel weekend mi sono imbarcata in un'impresa che qualche casalinga potrebbe definire epica: ripulire la soffitta. Anzi, le soffitte, perché in casa abbiamo due sottotetti e negli anni sono stati imbottiti di cose fino a scoppiare.

martedì 30 dicembre 2014

Gdl il primo libro del 2015: i candidati



Qualcuno con cui correre di David Grossman
Il cardellino di Donna Tartt
Aria sottile di Jon Krakauer
In viaggio contromano di Zadoorian Michael 
Il gioco dell'angelo di Carlos Ruiz Zafòn
La zia Julia e lo scribacchino di Vargas Llosa
La regola dell'equilibrio di Gianrico Carofiglio
L'amore bugiardo di Gillian Flynn

Storia di una ladra di libri di Markus Zusak
Cronaca di una morte annunciata di Gabriel Garcia Marquez
Capitani coraggiosi di Rudyard Kipling

domenica 23 novembre 2014

Tazze, trolley e club privati: il Salone del libro usato

Diario del Salone del libro usato di Milano.





Non immaginate uno spazio espositivo con grandi nomi. Del resto, il Salone del libro usato è anche il salone della "piccola editoria". Troverete, infatti, in ordine sparso:

giovedì 6 novembre 2014

Ciao Regi



Quando, da bambina, sentivo parlare del cancro, me lo immaginavo come una grossa palla nera, che, da dentro, mangiava le persone in cui trovava casa. Avevo 7 anni, e quella palla nera si mangiò la zia Roberta. Lei ne aveva 36. Aveva sentito crescere quel corpo estraneo dentro il suo seno ed era troppo spaventata anche solo per andare in ospedale.
Stasera il cancro si è preso la Regi. Un’altra persona a cui io e la mia famiglia volevamo bene.
Una donna buona, ottimista, buffa, che aveva già avuto uno scontro faccia a faccia con “la malattia del secolo”.
Ecco, prendiamo questa definizione: la malattia del secolo. Come si fa a non sentirsi piccoli di fronte a una patologia che non si sa quando decida di salvare e quando condanna?
Ci sono stati lo sbarco sulla Luna, l’invenzione di internet, degli antibiotici, delle auto elettriche. Forse nel 2015 le auto voleranno.
E noi? Noi siamo ancora in balìa di una malattia che si scatena per fattori genetici o ambiental? Non si sa ancora bene come “funzioni”, non si sa ancora bene come affrontarla.
Altro che macchine elettriche.
Giriamo, tronfi, smartphone alla mano e la nostra salute è appesa a un filo.
Parliamo di politica vuota, di progetti assurdi e irrealizzabili, di fatturati, di tecnologie, e al più piccolo cambio di sorte, cadiamo. Si sta come d’autunno
Potrei arrabbiarmi. Con la medicina, che il cancro lo affronta ancora con mille punti di domande. Con i medici che non hanno salvato la zia Roberta e la Regi. Con la zia Roberta che non è andata in ospedale, con i ricercatori che non risolvono il rebus, con…
Fermati.
Fermati, mi direbbe la Regi.
Col suo sorriso sdentato e i capelli arruffati, mi direbbe: fermati. E pensa alle cose importanti.
Pensa a crescere forte, che i giornali o i politici non te lo insegnano, ma la tua famiglia e i tuoi amici, sì.
Pensa a sorridere, anche quando non ne hai nessuna voglia.
Pensa a prenderti cura del tuo corpo, anche se è imperfetto.
E non avere paura.
Non avere paura, perché la paura è la palla nera più grossa che esista.
Il cancro nasce da cellule impazzite, ma si alimenta di pensieri cattivi, di debolezze. La Regi non ce la faceva più, e ha mollato la presa. Per fortuna non ha mollato la presa sulla mia testa e sul mio cuore, che rimuginano e rimuginano, mentre scrivo su un’onda emotiva mai sentita prima.
“Non è giusto”.
“Perché lei?”.
“Non è giusto”.
Vorrei avere nove vite come i gatti, e poterne darne una a quelli che vorrei fossero ancora qui.
Ma la Regi è ancora qui, altrimenti non mi sarei messa al computer per ricordarla.
Sarà dura immaginarmi un aperitivo al bar senza di lei, le strade del paese senza la sua 500 grigia, la rubrica del telefono senza il suo numero.
Eri buona, Regi. Eri bella. Di una bellezza che ha quel sapore particolare, e non si dimentica.
Adesso sono arrabbiata, ma non lo sarò a lungo, te lo prometto.
Perché l’ultima volta che ti ho visto sorridevi. Ed è quella che conta per me.
Ciao Regi.

lunedì 20 ottobre 2014

L'effetto cane




Si fa presto a dire: "Era solo un cane".

Mio nonno era un contadino, e attraverso mio padre mi ha passato il concetto che "le bestie sono bestie, vanno trattate bene, ma da bestie".

Se fosse ancora tra noi, lo tirerei per la manica della camicia (mai avrei osato farlo nella vita vera) per chiedergli: "Ma nonno, tu ce lo hai mai avuto un cane?".



Succede così: per circostanze diverse (altra famiglia, canile, destino...), entri in contatto con un quadrupede che, come ti insegnavano da bambino, fa "bau", produce quantità incredibili di peli, pipì e pupù, soprattutto in giovane età, distrugge ciabatte e cuscini, scava la terra che dovrebbe servire alle piante per stare in piedi, si infila a letto quando già dormi e al mattino te lo ritrovi spalmato in lunghezza sulla tua schiena, con zampa tra le costole. Ha gusti gastronomici (prosciutto cotto sì, crudo mmm...). Abbaia al postino come se portasse missive di guerra, e alle vecchiette come fossero lenti guerrieri in avanzata verso il suo territorio, lenti sì, ma pur sempre guerrieri. E non si sa mai come potrebbero usare bastone e golfino sulle spalle. Perché la casa è sua, e può fare tutto il casino che vuole per tenere lontani gli estranei, orde di Unni provenienti dal nord.

Sei a questo punto, ormai il quadrupede è cresciuto e pensi di averla scampata.

Ma i conti li devi fare anche tu... con l'effetto cane.

I sintomi dell'effetto cane sono inequivocabili:

non ti interessa più quanti peli/pipì/pupù produca il quadrupede succitato; anzi, ogni volta è uno stimolo a fare quelle pulizie che al sabato di solito rimanderesti con scuse patetiche. E poi c'è "il guanto": uno strumento quasi erotico con cui spazzolare l'animale facendogli produrre mugolii languidi ed eliminando il pelo superfluo. Piccoli piaceri.

 

Se ti distrugge ciabatte e cuscini, è la volta di andare all'Ikea e di comprare, oltre ai necessari cuscini e ciabatte, anche oggetti e arredi inutili che, oltre ad alleggerire il portafoglio, alleggeriscono l'animo (effetto benefico degli acquisti dimostrati dalle neuroscienze).

La fase "distruzione piante" di solito è di passaggio, e comunque ti spinge ad aprire il casotto degli attrezzi e a dedicarti più di quanto facessi alla sana abitudine del giardinaggio (col quadrupede che ti salta intorno quasi consapevole di essere l'artefice del tuo verde benessere psicofisico).

Postino e vecchiette li affronti con qualche chiacchierata composta, che poi diventa quasi amichevole. E così, grazie al quadrupede, fai amicizie impensabili.


E a letto scopri che il quadrupede ha un effetto termico non da poco sui tuoi piedi perennemente congelati.

Ecco l'effetto cane: arrivi a giustificare al tuo peloso qualsiasi cosa (nel limite della decenza) e ad avvertire la sua presenza come necessaria per il quotidiano.
Come quando togli l'orologio dal muro perché devi ridipindere la cucina e continui a girarti in quella direzione per guardare l'ora.

Un cane diventa parte dell'arredamento, del giardino, della famiglia, degli impegni, delle vacanze, del tuo lavoro.
Lui ti fa festa quando torni a casa, se sei stato al market per dieci minuti o in ufficio per otto ore.
Lui ti sale in braccio quando si sente un po' solo e non ha nessuna tv da guardare.
Lui ti fa compagnia nelle ore felici e in quelle tristi, nei viaggi e nei pomeriggi più oziosi, nelle mattine di sole e nelle sere che chiamano la neve.
E se un altro cane di casa muore, magari all'improvviso, lui vive il lutto con te, perché si chiamano "bestie", ma a volte non riesco proprio a capire perché.

Un cane diventa il tuo terzo braccio,
il tuo secondo cuore.

Un cane riesce a conquistarti con niente, tranne che con se stesso. Senza parole o vestiti che lo rendano più bello.
Un cane ti riporta a volerti bene, se non te ne vuoi più, perché il bene che ti dà lui è troppo, per restare dentro un quadrupede di pochi chili.

Oggi il cane di una mia amica è morto, e negli occhi di lei, oltre alla lacrime, ho visto il vuoto. La perdita. La mancanza. Che ti prende e ti sbudella lo stomaco quando vedi quella cuccia vuota.

Sì nonno, era solo un cane. Ma i cani non sono solo animali: sono compagni di strada. Tatuaggi di sentimenti semplici e pelosi che non ti togli più.



 

mercoledì 10 settembre 2014

Conoscendo Alice


il suo nome si legge "elis mùnro";
canadese (Ontario);
nata nel 1931;
orfana di madre;
a 20 anni lascia l'università e si sposa con un librario (per scappare dal paesino d'origine?);
ha avuto 4 figlie;
ha lavorato come cameriera, bibliotecaria e raccoglitrice di tabacco;
autrice di raccolte di racconti (come Carver e come Checov);
Dance of the Happy Shades
Lives of Girls and Women
Who Do You Think You Are?
The View from Castle Rock 
e molte altre;
la raccolta Hateship, Friendship, Courtship, Loveship, Marriage (Nemico, amico, amante...) è stata pubblicata per la prima volta nel 2001 (in Italia da Einaudi);
uno di questi racconti è diventato un film, Away from her (2006);
ha lavorato in università;
nel 2013 riceve il premio Nobel per la Letteratura: "maestra del racconto breve contemporaneo".

Un bel video:
http://www.letteratura.rai.it/articoli/paolo-cognetti-il-segreto-di-alice-munro/22861/default.aspx 

 
 

 
  

sabato 6 settembre 2014

Gdl solo premi Nobel: il vincitore


Nemico, amico, amante...
Alice Munro

2003
Einaudi
premio Nobel 2013
scrittrice canadese (1931)

Classifica generale:
Nemico, amico, amante... 5 voti
Le sei reincarnazioni di Ximen Nao 3 voti
Il signore delle mosche 2 voti
Il Vangelo secondo Gesù Cristo 1 voto

domenica 15 giugno 2014

Gdl di inizio estate - I candidati




Che tu sia per me il coltello di David Grossman
I racconti di san Francisco di Armistead Maupin
Il commesso di Bernard Malamud
La regina scalza di Ildefonso Falcones
Colori proibiti di Yukio Mishima
La bambina che salvava i libri di Markus Zusak

lunedì 28 aprile 2014

Gdl di primavera #2

La bambina che salvava i libri di Markus Zusak
Il commesso di Bernard Malamud
La regina scalza di Ildefonso Falcones
Stoner di John Williams
E l'eco rispose di Khaled Hosseini
La macchia umana di Philip Roth

giovedì 3 aprile 2014

Gdl di primavera: i candidati

La bambina che salvava i libri di Markus Zusak

Il commesso di Bernard Malamud

La regina scalza di Ildefonso Falcones

Stoner di John Williams

Educazione siberiana di Nicolai Lilin

E l'eco rispose di Khaled Hosseini

La macchia umana di Philip Roth