Elena Ferrante, “autrice” senza volto, mi stuzzica e la
seguirò. Due note sul libro: la tensione. Il rione napoletano della
storia - contrpporto alla città - è costruito su fondamenta architettoniche e umane instabili: uno screzio tra famiglie scatena la rissa, si tirano fuori i
coltelli, si fanno matrimoni. Poi il rapporto tra Elena e Lila che è mio, quando
un’amica mi rende insicura, quando i miei studi non contavano niente, quando
fai scelte sbagliate per colpa di emozioni non controllabili. Vorrei essere un
po’ Lila, ma non posso, come Elena. E ha fatto male leggerlo. Continuerò la quadrilogia.
Gli altri libri della serie sono: Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta. Un altro romanzo di formazione all'italiana? C'è il confronto con L'isola di Arturo della Morante. We'll see.
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